esistenze


grembiuli ignari tentavamo
numeri ingessati alla lavagna,
solo dopo l’appello
venne la conta
prima il cinque, il due e il tre
rotondi e storpiati
il sei amputato
il nove pure
l’uno senza naso steso
e incenerito
il sette e il quattro
arruolati a Salò
agli altri non arrivammo mai
erano già marchiati sui polsi
e di loro perdemmo il conto

Cipriano Gentilino











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21 Comments

  1. Parole a specchio: noi le guardiamo, loro ci guardano. Hanno guardato te che scrivevi, senza pensare. Guardano noi, senza sentire. Eppure ciò che sentiamo guardandole ci appartiene, ad ognuno e a tutti …e loro non lo sanno (ma l’autore si e questa è la più importante moneta).
    Sempre profondità, le tue.
    Un caro saluto.

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  2. Bellissima. Ho paura di dire qualcos’altro, cioè di provare a commentare, però una cosa la dico: trovo le tue poesie, le ultime, tra cui questa, “migliorate”, come se tu avessi compiuto un gran salto, oppure l’avessi compiuto io nel leggerle o, forse, nell’interpretarle. Torno a rileggere, a ritroso: sia mai che, porosamente/poeticamente, io non compia più d’un tipo di salto, a mia volta. A presto, di nuovo. :-*

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    1. Grazie Irene ! Non so’ chi, quanto e come è cambiato, la lettura di un pezzo è così dipendente da autore e lettore in quel momento che posso solo dire chr sono contento che ti sia piaciuta . A presto ! ciao !

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