Indiscreto


Indiscreto mi cerco

nel verso impudico

silenzio di carezza

mi ascolto nei baci

incerti nell’ignoto    

spurio tra sedie pari

nelle osterie certe

degli ebbri di sé

 ⒸCipriano Gentilino

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20 pensieri su “Indiscreto

    1. Si! Inibiscono giudicanti, mai gioiocose, chi s’avventura con piacere da esperienze altre. Non sarà certo alta poesia o poesia ma puo’ essere un arricchimento reciproco, talora negato apriori, talora necato da griglie rigide tipiche delle maestrine giudicanti.
      Penso che il silenzio imbarazzato può diventare liquido tra mille prove ed errori cmq postate in condivisione libera. Ti ringrazio.

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      1. La questione va vista sia sul piano umano che artistico. Spesso e volentieri questi presunti “maestri/e” non hanno alcuna capacità di lettura. E se sei bravo ti demoliscono, quando basterebbe invece consigliare e sottolineare.

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            1. È una pratica che fai meritoriamente per la poesia e chi la tenta. Sto’ vedendo anche che la condivisione dei pezzi tra noi neofiti rende più comunità dialogante, sciolta senza arroccamenti da perplessità paurose. Grazie Flavio . Grazie !

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  1. Molto bella caro Cipriano. Un sentirsi fuori dal coro ” spurio tra sedie pari nelle osterie certe degli ebbri di sè”. Un sentire che è anche il mio. Grazie. Piaciuta tantissimo. Un abbraccio. Isabella

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    1. Buongiorno cara Isabella, si fuori dal coro non dalla accoglienza dei grandi dai quali imparo con umiltà ma dai maestrini ebbri di sè, forse ritenuti bravi ma che, con la puzza sotto il naso, ti negano ogni barlume di sopravvivenza. Ma io scrivo qualcosa solo perché ogni tanto partorisco( tante volte anche in-validi) e mi piace, non sò per quanto, in verità. Grazie Isabella, è sempre un piacere colloquiare con te. Grazie . Un caro abbraccio. Cipriano

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      1. Caro Cipriano i maestrini ebbri di sé sono gli esseri più insopportabili che esistano. Quelli con la puzza sotto il naso non rientrano nelle mie grazie. Per quanto riguarda la scrittura, ti posso garantire che potrei fare anch’io lo stesso tuo discorso. Scrivo quello che mi sento di scrivere, un’emozione, un pensiero che inizia con una parola e prosegue a voce alta l’itinerario di ciò che detta il cuore. Non so quando finirà tutto ciò, ho iniziato per caso cinque o sei anni fa , ero in ospedale. Da lì ho poi proseguito, forse migliorando anche un pochino. Ma non so che fine farò. Il piacere del colloquiare, come vedi è reciproco. Mi sono forse dilungata troppo ma è stata cosa spontanea. Ti abbraccio e ti ringrazio tanto. Isabella

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