Etiopico

Strafottente spretato

da malie femmine

etiopico

mi guardi immoto

a segnare il limite

rarefatto dalla foto

ingiallito da malaria

e milit dell’impero.

C’è un parlottio

tra noi,

padre.

©️ Cipriano Gentilino

Copyright 2017-2019

pietas

Affannata la nebbia

si posa

sugli scricchiolii

rossi di pudore

delle foglie

lasciatesi cadere

senza più ombre

tra meridiane

a segnare una fine,

s’adagia

sul silenzio

delle palpebre

a nasconderci la nostra.

©️Cipriano Gentilino 2017-19

eppure

 

Abbiamo annodato corde di lino
e iuta quando il ricordo del nodo
sciolto al grembiule delle madri
era gioco d’amore nel sospiro
lieto dei rincorrersi capricciosi

ma il tempo della memoria ci è
sfumato nell’oppio del perdono
consueto ai rivoli maldestri della
speranza in cieli di stelle già morte

eppure corde afone tentano ancora
nodi ai lampioni spenti di periferia
per ritentarci sospiri di funamboli
per un verso di poesia
nelle notti senza ronda.

©2017-2019 Cipriano Gentilino 

 

Ph dall’web dipinto di Minardo Giuseppe

 

 

Nodi

Prima che ripiova il tramonto
irriverente pettino i tuoi capelli
neri di nodi increspati di sabbia
e figli mai nati di wudu e marosi

e tu pettini i miei bianchi di
nodi allucinati nelle stanze
di frammenti di uomini sfitti

e denudati di ogni kyrie eleison
forse ri-oseremo un figlio.

©Cipriano Gentilino

Funanya

” È tramontata la luna e le Pleiadi,

al mezzo è la notte e il tempo scorre,

e io dormo sola” *

Sola Funanya**nella Lesbo recinta

al tramonto di lune opache come

oasi disperse nei miraggi di sospiri

trattenuti nel tuo seno disabitato.

Amore ti sollevò al cielo tuo padre

alle Pleiadi vergini della terra arsa

ma non si sono sgranati per te i chicchi

rossi del melograno dei martiri a Istanbul.

Sola Funanya senza più eroi né poeti

“….la cosa più bella sulla terra è

ciò che si ama. ” *

e chiunque tu sia

io ti amo Funanya.

 

©️Cipriano Gentilino

 

* Saffo – Frammenti

** Funanya – Amore

Caos

 

 

 

Nati da un fremito

imprevisto nell’inganno

degli orgasmi caotici e

illusi dai cieli già spenti

degli universi dileguati

indeterminabili osiamo

assuefatti

il limite scabroso del nulla.

©️Cipriano Gentilino

Foto dall’web

 

 

 

dormiveglia

Nel dormiveglia della calura

scali il palmo della mia mano

e ti perdi tra dune e crepe

nel deserto dei fiumi secchi

 

mi dici affanno con le antenne

e storie di file mai più tornate

al formicaio, di profumi gasati

nel sonno delle notti d’amore

 

solo la mano ti sente e ti porta

pari alla fila dei tuoi, te ne vai

mentre le tue antenne, sembra,

salutino anche me.

 

©️ Cipriano Gentilino

 

Valderice, 30.07.2019

ph : dall’web

oracoli

All’oracolo hanno cucito
le labbra della sentenza
con i nastri sfilati dagli
allori delle ricorrenze,

siamo figli di padri ignoti
e lune mai sconsacrate
in bilico sul bordo piatto
di questa terra inquieta,

scrutiamo fondi ritostati
di caffè nero coloniale
per un appiglio perturbato
ai muri chiusi alla vergogna.

 

©️Cipriano Gentilino

 

Valderice, 22.07.2019

Narkao

Il tempo si disperde tra le

ombre narcise color seppia

lunghe di memorie denudate

e nostalgie sopite sul fiume

dell’attesa della parola che 

ci dica come uno schizzo 

di senso da troppo scollato.

 

Si dilegua tra gli spazi vuoti

del rimpianto indifferente e 

del rancore dell’ultimo click

tra scricchiolii di ologrammi.

 

 

ⒸCipriano Gentilino

Mondovì, 19.06.2019

Venere Ericina

A luna già spenta

bisbiglii di lucciole

osano fili d’erba

per un pò d’amore

alle spine del roseto,

 

ierodule erranti

sfiorano il buio

e danzano omelie

per l’obolo profano

ai divini resti sopiti .

 

©Cipriano Gentilino

Mondovì 13.06.2019

Luciana

 

Nel nome del tuo dio consueto

e dei tuoi figli non contemplati

degli spiriti furtivi nel grembo,

con mani arruginite tenti specchi

frastagliati dei tuoi volti e denti

vuoti sorridono ebeti alle scarpe

rattoppate, ai libri lisi al testardo

orgoglio tarlato dei padri futili, e

mi allucini ad ogni Natale per un

figlio già nato e non lo sapevamo.

E così sia.

ⒸCipriano Gentilino

CHISSÀ

Chissà dove andranno i sentieri persi

alle rotonde inverse delle terre incolte

ora che è chiuso per lavori in corso

il nostro frammento di cielo ambiguo,

 

chissà se le api tenteranno messe

votive alle corolle rammaricate e il

ragno rosso nostalgico bucherà la

tela per le ultime lucciole sfuggite

al rancore degli ossimori rancorosi,

 

chissà se i papaveri tremuli di pudore

ameranno campi di lavanda diffidente

e se i gatti ci riconosceranno ancora

quando un briciolo di cielo curioso

ci rivedrà.

 

Ⓒ Cipriano Gentilino

 

Ph. Grafica di Max Huber dall’web .

 

Asiya

Ti siedi, non so’ più da quando,
sul bordo della parola, distratta
ombra di una notte senza cielo
e la rima afona mi chiede chi sei

mi hanno svelato il pudore
bambina, mi strapparono le
mani dal ventre per un fucile.

E io che posso fare per te ?

Svegliami tra le tue rime
quando tutti dormono ho
bisogno di sentirli umani.

Vieni, ma non so’ se sarà poesia.
Come ti chiami ?

Asiya* e tu ?

Io non ho un nome sono ombra.

Ti chiamerò shaqiq alsalam

Si chiamami fratello di pace .
Nessuno mi chiama più fratello
da un po’. Salam

e con te la pace .

 

 

* Asiya: colei che tende verso i deboli e li solleva

 

 

© Cipriano Gentilino

 

ph :© Bacon sui muri – Ivanoz – dall’web

impronte

Avremmo dovuto essere folli

e lasciare le nostre impronte

sul confine trasgredito prima

di specchiarci muti nel caos,

parlarci sul bordo del lecito

di numeri e gessi a campana

irridere alla sconvenienza di

ricordi svelati alla clausura.

Avremmo dovuto essere più folli

e lasciare spudorati le impronte.

ⒸCipriano Gentilino

fili di seta

 

Perdonami qui, ai confini della vergogna
ora che solo il pudore trattiene il fiato
della estraneità e la testimonianza
non ci lascerà crisantemi tra i giusti.

Ci eravamo illusi di avere il tempo
di lasciare il rammarico, tra le vesti
non troppo stracciate, alla malinconia
e rifare voti ai cieli di nuovo illibati

ma è stato solo chiarore il tramonto
dopo che lo abbiamo lasciato andare
di là dove il ricordo ci sembrava oblio
e radici le mani dei fili riannodati.

Neppure i sogni tornano a tramare
le notti coi fili di seta rubati ai bachi
e le strade si rincorrono per chiese
sempre aperte all’obolo dell’incanto.

Sui vetri chiusi muoiono affrante le api
alla luce spenta della passione furtiva
per il contrabbando cinico di umanità.

Ma ora dormi le tue trame. Io annoderò
per te fili di seta anche questa notte.

© Cipriano Gentilino

Preghiera

Non sò chi sei, forse

ci siamo persi distratti

nella litania dei grani

che aspettano il turno

dei misteri gaudiosi e

tra ricordi evasi di notte

come ombre sui muri,

 

il tempo ci ha sfiorato

nell’inganno del solito

andirivieni della risacca,

le parole erano marcite

nel cesto dell’artificio

consueto di fuochi spenti

e i cappotti fingevano riti

di corone di spille e fiori.

 

Tu non sai chi sono, forse

ci siamo persi sgranati tra

misteri dolorosi nel vento

di questa bora volgare dei

refoli scordati nel deserto.

 

Io ora sono un vuoto e tre righe

tu ancora un numero tatuato

avvicinati e adagia la tua mano

alla mia, giunte come preghiera,

e tra le righe dei palmi sciolti

risentiamo il tempo del tepore.

 

ⒸCipriano Gentilino

Piove,piove ancora.

 

I vetri appannati

piangono polvere

calata con gli unni,

 

la quercia ingrigita

lascia scivolare il nido

senza più vergogna e

 

gli uccelli parlottano

di briociole e politica

riparati nel sottotetto,

 

solo una merla miope

becca e ribecca testarda

un buono pasto scaduto

 

ma ora dammi una mano

a spannare questo vetro e

allunga il fiato. Spiovera’.

 

 

ⒸCipriano Gentilino 2017-2019

Aironi al confine

Teorie di mummie mute,

rifatte vergini, stendono

corone di spine sul filo

rimasto agli stupri e

facce pettorute sparano

presto per andare a puttane.

Solo aironi volano dove

i roseti amano azalee

e gli indiani americani liberano

schiavi negri con gli indù.

ⒸCipriano Gentilino

meteore

Odori anche tu di erba tagliata
vieni siediti vicino a me.
Aspettavi anche tu le stelle ?

Sono già cadute
abbiamo perso il tempo
le masche* ci hanno ingannato.

Che speravi ?
– ritrovarmi folle e tu ?
Folle lo sono già
volevo un nome.

Ora vicini odoriamo di cielo
spegni questa luna indecente
siano noi perseidi stanotte.

 

Cipriano Gentilino ©2017-2019

*La masca è una strega del folclore piemontese.

le parole….

Le parole sono puttane
costrette ad illudere
dalla tratta dell’incanto

sono ricolorate d‘amore
per un emoji opportunista
di sabato dopo la pizza

un accento saprofito
sulla oh per l‘accoglienza
tra le lenzuola del padrone

l’anima è la più richiesta
per orgasmi veloci
scartati al cioccolato

l’umanità non si lava più
gira ubriaca tra bettole
squartata dagli abusi

affasciate nei bordelli
sono streghe di ungenti
per la notte prima del rogo

e aspettano rime di poeta

 

 

Cipriano Gentilino ©2017-1019

 

ph : Banski ( dall’web )

Identità

Ti amo donna mai mia

ci appartiene il tempo
confidente delle albe
sciolte sulle lenzuola
stropicciate dai sogni,

il sorriso ingenuo,

la carezza del respiro
dopo l’amore quando
le ombre ci lasciano.

Ti amo mai tuo, donna.

 

Cipriano Gentilino © 2017-2019

 

notre dame

cercano madri

le ceneri delle streghe

rinate dai patiboli accatastati,

le carni troppo benedette

nel retrobottega degli altari,

le ultime bolle prima

dei fondali torbidi,

con le mie anime folli

anche io mi aspetto

tra le acque rotte di mia madre

ora che diluvia

Cipriano Gentilino Ⓒ 2017-2019

Preghiera

Scricchiola accartocciata

nella vergogna degli ossimori

la mappa del disinganno,

 

sul crinale dello scandalo

gracida di dialetti e disamori

tra contorsioni di fantasie

nei caos delle piogge acide

 

ma uccelli migranti tentano

mappe dopo le mangrovie

dove l’estraneo era un’ombra

e mani giunte sentono l’ora.

 

Cipriano Gentilino  Ⓒ 2017-2019

homo sapiens

 

Sono un uomo

o così mi pare

anche tu, forse

 

ci siamo persi

 

non fidarti di me

brucio parole

per scaldare

i morti di un ieri

chissà quale

 

ho perso pure il tempo

anche tu, forse

 

se hai un dio

chiedigli dov’è

ma non ti fidare

neppure di lui.

 

 

 

 

©CiprianoGentilino

isola

Nodo, lasciato al mare

dal cordaro,

terra rafferma per

crocicchi di radici

mai tutte note

e tele disfatte

nelle notti dell’inganno,

isola di fiori di campo

e migranti,

sei nodo imbrogliato

di byzantium.

©Cipriano Gentilino

a domani

 

 

sto dormendo, chi siete ?

siamo te 

e che fate ?

cerchiamo il tempo, lo abbiamo perso al luna park

e quelle ombre ?

umani come noi fuggiti dal giostraio

oh !

dormiamo insieme e un tempo forse ci troverà

e per loro

facciamo spazio nel letto ora. 

A domani.

 

 

 

 

©Cipriano Gentilino

 

 

 

 

 

 

in attesa di risacca

 

come cocci di coppe sulla battigia

brindate di notte da labbra ormai

fredde alle paredolie di nuvole

andate ora a piovere altrove

neanche un  riflesso di senso

in questo silenzio estraneo

prima che la risacca ci prenda

pesci rossi a trovare una coda

ⒸCipriano Gentilino

snodo

snodo cotone e corda

di lacrime trattenute

dall’erba della collina

dove scroscia il dirupo

delle esistenze incerte

 

odisseo di fantasmi

folli e ombre vuote

nel nulla del tempo

irrisolto dal dubbio

snodo fili di corda e

seta di amori finiti

 

odisseo di essenza sono

pioggia controvento

per il grano

della sacca di penelope

 

 

                         ⒸCipriano Gentilino

 

 

geroglifici

 

Il vuoto s’adagia

lento tra i sudari

dei riti del silenzio,

sui vetri appannati

del fiato ingiallito,

sugli stipiti delusi

delle vene molli

 

e furtivo s’insinua

il tempo svanito

tra le nebbie

di corpi illusi

di avere un’anima.

 

Caute dita forse

tenteranno nuovi

geroglifici di sabbia

per volare ancora

al primo vento.

 

 

Ⓒ Cipriano Gentilino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

chewing gum

 

 

Il tempo ci ha traditi

lo pensavamo nostro

mentre ne facevamo

bolle di chewing-gum

e gli lasciavamo

labbra da baciare,

 

ci ha reclusi

ora che le ossa

scarnite non lo sanno

più rincorrere

 

solo illudersi di riaverlo

per trasognare

ancora per un pò

di liberare nuvole

Acetoselle

 

 

In questo vento lunare

si squietano ondivaghe

le mimose

eppure le mani raccolgono

acetoselle

alla Vergine*gravida e silenziosa

    nera del nubifragio

e alla mia anima,

di quattro ossa e qualche speranza,

sembra già che

possa farsi concava

anche per un miscredente.

 

*Quadro di Madonna nera scampato ad un nubifragio. Santuario di Custonaci (TP).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

amici

non sapevamo
di cappotti bucati sottopelle,
i sassi levigati a salsedine
e sospiri di sesso
si facevano biglie per noi
tra gli aghi dei pini,
tu facevi cantare i pesci
lui pescava arcobaleni
siete arrivati prima
il cappotto di
Mauro
lo appesero dopo,
dispersi, sento ancora
fiori
rossi di pudore
fare l’amore

 

dedicata a mario e peppe, erano due amici 

 

Ⓒ2017-2019 Gentilino Cipriano – Tutti i diritti riservati

 

noia

in questa arca

il tempo si trascina furtivo

nelle sue fessure

tra semi trasognati

nelle tasche rivoltate

neppure i roseti hanno spine

prima del diluvio

eccentrico solo un mandorlo

dà fiori al mare

in questa noia

non serve essere pesce

se non si rompono le acque

Ⓒ 2017-2019 Gentilino Cipriano – Tutti i diritti riservati

in questo buio

al buio la carne informe

respira bolle confinate

nel pudore della morte

tra orme colme di cenere

e mani nel vuoto

delle palpebre chiuse

eppure sediziosa

cerca uno spiraglio

di voce che aliti

per chiedere perché

Ⓒ Cipriano Gentilino

sul tepore

una fiammella

di lanterna intirizzita

cerca olio anche d’avanzo

per un po’ di inciampo

agli annicchiati

indifferenti,

per un po’ di tepore

anche assoldato

in versi scandalosi

irriverenti,

prima che ci precipiti la notte

 Ⓒ Cipriano Gentilino

esistenze


grembiuli ignari tentavamo
numeri ingessati alla lavagna,
solo dopo l’appello
venne la conta
prima il cinque, il due e il tre
rotondi e storpiati
il sei amputato
il nove pure
l’uno senza naso steso
e incenerito
il sette e il quattro
arruolati a Salò
agli altri non arrivammo mai
erano già marchiati sui polsi
e di loro perdemmo il conto

Cipriano Gentilino











solo ieri

Fiori ricurvi come penitenti

sul confine scolorito

delle istantanee

smarriti tra soliloqui

di confidenze non osate

quando gli abbracci

erano il rito

e domani un conforto,

tra i veli ignoti delle madri

ricurvi ancora lì

per l’amore

o scampolo di sesso

che fummo.

@cipriano gentilino